Programmo la fuga

on my way to myself


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20.07.15

abbiamo cominciato medicina insieme io ed M. il suo nome era sempre sotto il mio nell’elenco per le firme di presenza, stesso cognome. ci ho messo giusto un paio di settimane a capire chi fosse, faceva i giochini di magia in classe. e poi siamo diventati amici, stessi gruppi di tirocinio, spesso esami insieme, a lezione seduti vicino. lui è rimasto indietro, mi sembra al terzo anno.. o forse al quarto, non ricordo nemmeno. e più niente, solo qualche rara conversazione. l’ho invitato alla mia laurea ed venuto, è stato bello passare di nuovo insieme qualche ora. oggi sono andata alla sua di laurea. l’ho salutato, un abbraccio sincero, ero contenta per lui. ma poi sono praticamente scappata, nemmeno il tempo del brindisi. non mi sentivo a mio agio. non sono sicura di cosa mi sia preso. forse non aveva molto senso rimanere lì, in fondo non ci parlavamo da mesi. o forse mi stava stretto il contorno: l’ospedale, i dottori che passano in camice, il giuramento di ippocrate letto proprio da M, una realtà nella quale non mi riconosco più da ormai un bel po’ di tempo. vorrei fare altro, vorrei andare altrove, vorrei essere qualcun altro. me stessa semplicemente. bè, congratulazioni M, il mio maghetto. non so dove andrò e cosa farò, spero di essere quello che sogno di essere, ed è stato bello averti per un pezzo della mia vita, mi hai fatto spesso ridere. ho come la sensazione che non ti rivedrò per un bel po’..

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Identità

Capitava spesso che le persone la fermassero per strada, chiamandola per nome. Le chiedevano come stava, se c’erano novità; e la famiglia? qual è stato l’ultimo viaggio che hai fatto? vediamoci uno di questi giorni, così mi racconti. Lei però non sapeva chi fossero queste persone. Sapeva che le conosceva, ma non le riconosceva, le facce sembravano tutte uguali, nessun particolare nella memoria. Chissà dove le aveva conosciute, magari le aveva incontrate anche più di una volta, a qualche aperitivo o una cena, amici di amici, conoscenti che incrociano il cammino della tua vita per qualche ora, lasciando nessuna impressione. C’è chi l’aveva incontrata per pochi minuti quindici anni prima e ancora la sapeva riconoscere tra la folla. Ogni tanto si domandava cosa mai avesse di così memorabile, se una particolare fisionomia, un dettaglio unico, magari i suoi capelli disordinati in mille riccioli. E si domandava anche come fosse possibile non ricordarsi di nessuno: era distrazione, innocente dimenticanza; oppure era troppo occupata con i suoi pensieri, indaffarata nei suoi sogni, nella sua personale realtà lontana dal mondo. Probabilmente se si fosse guardata allo specchio non avrebbe riconosciuto nemmeno il suo stesso riflesso. La verità è proprio che non si era mai guardata allo specchio. Se lo avesse fatto si sarebbe anche lei ricordata di quella ragazza dai disordinati mille riccioli e l’avrebbe fermata per strada, chiamandola per nome. Coloro che non sanno chi sono rimangono impressi nei ricordi degli altri così da poter per lo meno continuare ad esistere.