Mese: marzo 2017

Ci sta che il giovane Werther avesse l’influenza

Una volta al liceo scrissi in un tema che i genitori e gli insegnanti non sapevano fare il loro mestiere. Presi il voto più alto della classe.
Non mi ricordo bene l’argomento, era qualcosa che aveva a che fare con una ragazzina che era entrata in depressione per un brutto voto, o che aveva avuto un crollo nervoso per un’insufficienza, cose così. L’articolo di giornale che dovevamo analizzare parlava del fatto che i giovani al giorno d’oggi (ossia tra i dieci e in quindici anni fa, quando facevo io il liceo) non sanno più come affrontare il dolore, reagendo quindi in maniera spropositata e spesso inopportuna di fronte ad una difficoltà.

La gente che mi chiama quando sono di turno in guardia medica, quelli che vengono allo studio quando sostituisco medici di famiglia, le mamme che mi portano i bambini a visitare quando lavoro dai pediatri, tutte queste persone, o meglio, la stragrande maggioranza di queste persone, non sono in grado di affrontare il minimo dolore, non riescono a raccapezzarsi nella minima difficoltà, reputano che se la soluzione al problema da loro presentato non prevede un cambiamento istantaneo (per non dire miracoloso) in meglio, allora la loro vita è una tragedia, il loro problema insormontabile, e tu.. bè, il dottore è un incompetente, a tratti pure insensibile, e almeno una volta al mese un delinquente.
Principalmente sono un’incompetente perchè dico alla gente che il raffreddore passerà fra due o tre giorni. Eh ma non posso prendere niente? No. Eh però è già da ieri che sto male. Domani l’altro è passato. Non mi segna niente? Può prendere un tè e se proprio si vuole sdare faccia bollire della salvia in acqua e ci metta la faccia sopra per una ventina di minuti. L’antibiotico no?

No. L’antibiotico no.

Il dottore è sostanzialmente rimasto lo sciamano che era secoli fa, con l’unico inconveniente che adesso il malato, pur pretendendo ancora una cura immediata e miracolosa per il suo dolore, non si fida più. E i figli si accorgono di tutta questa diffidenza, assorbono inconsciamente le insicurezze dei genitori, la loro ansia verso il vomito o la diarrea o il mal di gola, quella tosse che è lì DA BEN DUE GIORNI E NON SE NE VUOLE ANDARE COME MAI NON MI SEGNA NIENTE HO LA FEBBRE DA SEI ORE VENGA SUBITO A CASA A VISITARMI. I bambini incorprorano tutti i comportamenti allarmisti dei grandi perchè è ancora ben in funzione quell’istinto di fight or fly per cui se qualcosa spaventa chi ha molta più esperienza di loro, allora va combattuta, e se non si vince allora si scappa. L’importante è non affrontare quelle 72 ore di raffreddore. O quel brutto voto a scuola, per tornare all’argomento iniziale del post. Le generazioni future sono destinate a un baratro di incomprensione da parte di medici e insegnanti. Perchè se mi sbagli sette congiuntivi in un tema e ti metto un’insufficienza è inutile che ti lamenti, sei una capra e deve essere noto a tutti, soprattutto a te. Perchè altrimenti non c’è miglioramento, solo un lento declino verso quella pozza buia dell’ignoranza.

Ma d’altronde il dolore è soggettivo e personale. Nessuno può avere la presunzione di dire che il dolore che si prova quelle tre ore sul cesso a vomitare possa essere considerato inferiore al dolore di una metastasi ossea. Se prendi tre a matematica stai male come se ti fosse appena morta la mamma. È chiaro, è ovvio e coerente.
All’università di medicina ti insegnano che se un paziente ti dice che ha dolore allora è vero, punto, non si può controbattere, non c’è un esame da fare per quantificare la sofferenza. Lo stesso vale per qualsiasi altro male della vita, fisica e non.
E quindi dai, segniamole queste tre o quattro medicine che non faranno assolutamente niente ma ti permetteranno di credere che il raffreddore stia passando quando sta già passando da solo perchè domani l’altro ormai è diventato domani. Usiamolo queste effetto placebo che fa miracoli dai tempi degli sciamani. Diamolo un sei scarso. Meglio una generazione ignorante ma serena.

WONG