Programmo la fuga

on my way to myself

Le mie memorie #3

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(Le mie memorie #2)

Dopo circa 3 mesi si partì per l’Albania destinati a raggiungere il nostro Reggimento in Grecia, era la prima volta che salivo su di una nave, per me fu un avvenimento che non potrò mai dimenticare, il mare era molto mosso, i miei compagni chi vomitava da una parte e chi da l’altra, io che non riesco a vomitare stavo malissimo, ma il mio pensiero più grande era quello di essere lontano dai miei genitori e da tutti i miei fratelli e sorelle, in special modo la mia A e il P perché loro erano ancora così piccoli…

Ma giunti in vista della costa albanese si vide le antenne della famosa nave Paganini che era stata affondata pochi giorni prima, e dove erano morti tanti soldati del nostro Reggimento.

Appena messo piede a terra nel porto di Durazzo si ebbe tutti un sospiro di sollievo, perché il mare oltre ad essere cattivo, era tutto minato.

Raggiunto il nostro Reggimento si partì ben presto per il Montenegro, Jugoslavia, dove cera stata la famosa rivolta contro le nostre truppe di occupazione.

Dopo la campagna del Montenegro con base Podgorica che durò quasi un’anno, il mio gruppo fù rimpatriato, per andare a rinforsare il 17º Reggimento Divisione Torino il quale era stato decimato in Russia.

Sicché con quella occasione si rimise piede in Italia e quindi a Firenze, alla Zecca non cera posto per noi, e quindi ci buttarono ai macelli di Rifredi in via Circondaria. Noi che già provvisoriamente eravamo di nuovo a Firenze si aveva il grande desiderio di rivedere i nostri cari, ma di permessi non se ne parlava. E allora una sera mentre eravamo in libera uscita, io e alcuni miei compagni tutti del Valdarno, si decise di fare una scappata a casa nostra, si andò alla stazione della Sita si prende il pulma che andava nel Valdarno e si parte, era inverno e molto freddo, arrivati sul San Donato, proprio all’altezza dove è morto il fratello di Gino Bartali, il pulma non va più avanti per via della troppa neve che era caduta in quella sera, l’autista si rivolge ai passeggeri dicendo signori qui non è più possibile andare avanti chi vole andare avanti scenda pure e gli altri li riporto a Firenze.

Noi militari si decise di continuare a piedi.

Continua…

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