Programmo la fuga

on my way to myself

Gentilezze gratuite

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Mi sono ammalata. A Birmingham. Da sola. Welcome British weather.
Ci ho pensato, e ho realizzato che mi sono ammalata praticamente in tutti i continenti. Da questo si può dedurre che uno, mi ammalo spesso, oppure due, viaggio così tanto che è statisticamente probabile che mi ammali viaggiando. Ad essere onesta entrambe le opzioni sono veritiere.
C’è da dire però che questa è la prima volta che mi ammalo all’estero e che sono da sola. Per una strana coincidenza infatti, dai miei innumerevoli viaggi in solitaria ne sono sempre uscita sana come un pesce.

A Budapest c’era il mio amico Senior, mago prestigiatore che ha tirato fuori dalla sua valigia un Augmentin salvavita. I miei fidatissimi compagni di viaggio andavano in giro per la città e tornavano puntuali nell’appartamento che avevamo affittato, sia a pranzo che a cena, per nutrirmi.

In Birmania mi sono beccata il febbrone da aria condizionata. Il perspicace autista mi guardò nel riflesso dello specchietto retrovisore, con giacca a vento cappuccio e sciarpa, fuori 32 gradi e qualcosa come il 18.000% di umidità. La spense per l’intero tragitto, abbassò i finestrini e lasciò che l’appiccicoso vento della giungla mi riscaldasse mentre aspettavo che facesse effetto la tachipirina. I miei AmiciDeiTempiDOro mi odiarono per averli fatti sudare come animali, ma mi portarono anche la cena in camera.

Nel nulla del New South Wales mi è venuta una reazione allergica così spaventosa che mi sono ritrovata due palline da tennis al posto degli occhi. Il mio surrogato paterno down under mi ha portato in macchina fino alla farmacia (giusto quei venticinque minuti di autostrada) e si è preso cura di me per quasi due giorni.

Una volta in Texas ho abbracciato il wc per diverse ore, vomitando anche i reni. La fedelissima Milanese era lì accanto a me, a sparare cazzate come al solito, cercando di distrarmi dalla nausea e tirarmi su di morale. Nel cuore della notte uscì e andò a cercarmi una minestrina. La Milanese riesce sempre a trovare quello che vuole, come quando si fece tutto Brooklin a piedi per cercare proprio quel paio di scarpe e solo quelle di quel colore e di quella misura. È così che ho avuto anche la mia chicken soup alle due di notte.

Il kebab al suq de Il Cairo credo sia stato una delle peggiori decisioni della mia vita. Però c’era la mamma con me. E la mamma è la mamma.

Oggi sono stata rannicchiata sotto il piumone nel mio ostello, raffreddore e gola in fiamme che nemmeno deglutisco, fuori tempeste e bufere di gelo. Stamani ho conosciuto Rafael, lo spagnolo che dorme sotto di me nel letto a castello. Quando è tornato in camera dopo pranzo mi ha vista tutta imbacuccata e si è informato sulla mia salute. Evidentemente non dovevo avere una bella cera perché dieci minuti dopo mi ha portato il tè. Per fortuna non sono mai sola, ovunque nel mondo.

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3 thoughts on “Gentilezze gratuite

  1. Il sistema sanitario italiano ti ringrazia perchè almeno non gravi sul bilancio nazionale che, stando ai tuoi resoconti e al non breve elenco… Scherzi a parte, il mio augurio di una pimpante e veloce uscita dal tunnel non ha il valore di un concentrato acetilsalicinico, ma spero che funzioni ugualmente. Rinnovo il mio augurio. A presto! 🙂

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