Programmo la fuga

on my way to myself

Un paese da nulla, ma però…

18 commenti

A nascere e crescere in paesello ci sono indubbi svantaggi, potrei cominciare ora ad elencarli e proseguire per tipo venticinque post. Ogni tanto però, mi rendo conto che ci sono anche indiscutibili vantaggi a far parte di quella comunità ristretta e ottusa del paesino di campagna, quella comunità fatta di persone genuine, forse sì ignoranti (nel senso che proprio ignorano), ma non necessariamente stupide, bravi lavoratori, onesti per necessità perché la vita è così tanto spiattellata in piazza che se fai un passo falso sei lapidato pubblicamente e nei secoli a venire: generazioni future subiranno ancora vessazioni perché il trisnonno non aveva pagato il carico di legna per l’inverno del 1897. Vantaggi che ogni tanto ti scaldano improvvisamente il cuore e ti colpiscono come una trave sulla fronte, tu che ti lamenti sempre che non c’è mai niente da fare e odi tutti e tutto, quando invece dovresti apprezzare di più queste tre anime che abitano disperse nei colli toscani, ti sta proprio bene la trave in faccia.

Oggi sono andata dalla parrucchiera, la solita da sempre, e quando dico da sempre, credetemi, da sempre. L’ho tradita esattamente quattro volte in tutta la mia vita, due delle quali per necessità poiché abitavo all’estero, una perché durante l’adolescenza si sa, fai scelte sbagliate, e infine quando avevo sei anni e mia madre disse a mio padre che mi doveva portare lui a tagliarmi i capelli perché lei non aveva tempo, e il mio adorabile orso paterno pensò giustamente di portarmi dal suo barbiere. Una curiosità sulla mia parrucchiera (a metà tra il tenero e lo psicopatico, ma più tendente allo psicopatico senza dubbio), è che tiene a casa sua un mio ciuffo di capelli di quando avevo tipo tre anni. A quanto pare i miei sono i capelli più belli che abbia mai visto nella sua intera carriera di tagliaciuffi, e quindi, perché no, si tiene per ricordo un mio ricciolo biondo. Una Dexter versione parrucchiera.
Stamani c’era anche la mamma della farmacista a farsi la consueta messa in piega. Ultimamente è peggiorata, la salute non è più buona, fa fatica a camminare, ogni tanto dice cose senza capo né coda. Quando la dirimpettaia che se ne prende cura ha da fare, la farmacista la smolla dalla parrucchiera, così sa che per qualche ora è accudita, e sa anche che qualcuno la riporterà a casa. Infatti, una volta finito trucco e parrucco, una delle parrucchiere si è infilata il cappotto, si è caricata la vecchietta in macchina e l’ha portata fino a casa. Prima di andare via, salutando le persone intorno, la signora se ne esce con un sospirone e le seguenti parole “ehhhhhhh sarà l’ultima volta che mi vedete”. La risposta del marito della parrucchiera è stata “Ma che mi sta dicendo che diventerò cieco?”. Ogni tanto fa piacere sentirsi parte di questa famiglia dimensione paesello, sai che nel bene o nel male qualcuno sarà lì con te, e non è cosa da poco.

C’è la tizia dell’ufficio postale che telefona al macellaio tra un bollettino e l’altro. All’ora di chiusura della bottega il figlio del macellaio salta in bici, pedala fino alle Poste e deposita dentro un’auto parcheggiata lì fuori (e non chiusa a chiave) il sacchetto di ciccia ordinato per telefono.
C’è anche Cesare, il cane del Comune, un randagio che se ne va in giro da un negoziante all’altro in cerca di cibo, passa dalla scuola materna a giocare con i bambini a ricreazione, dormicchia sulle scale della chiesa, e poi la sera, quando sente il vigile fischiare, trotterella verso il Comune, entra e viene chiuso dentro per la notte, così sta al caldo e al coperto.
Il calzolaio, che pur lavorando in nero ha tra i suoi clienti anche i Carabinieri, si tiene come animale domestico una gallina. La vedi lì appollaiata sul tavolo, che muove la testa avanti e indietro seguendo il ritmo degli attrezzi. Invece il macellaio ha il gatto che gironzola in negozio, un grosso e grasso gatto rosso, che per assurdo non mangia carne ma solo crocchini.
Il bar tabacchi del paesello è aperto tutti i giorni e tutte le ore. Chiude a Natale per pranzo, ma se ti sei dimenticato qualcosa, una bottiglia di vino, un pezzo di pane, i tovaglioli di carta, basta suonare al palazzo accanto, dove abitano i baristi, e riesci a racimolare qualsiasi cosa. Se frughi bene ci trovi anche il detersivo per la lavatrice o una scatolina di chiodi, è davanti alla scuola e volendo ti tirano fuori all’occorrenza quaderni a quadretti o a righe e pennarelli colorati. Anni fa i finanzieri entrarono e dissero che secondo la legge il bar doveva essere chiuso almeno qualche ora a settimana. I baristi dissero “Sìsìsì certo, provvediamo subito”. Il lunedì pomeriggio chiudevano, e appendevano il cartello Siamo chiusi, passare dalla porta sul retro.
Può capitare di entrare in edicola e non trovarci nessuno, allora prendi quello che ti serve e lasci i soldi sul bancone, ci sta che l’edicolante sia dalla fornaia o magari stia facendo due chiacchiere col fotografo. Se i genitori fanno tardi e non riescono a prendere i figli a scuola, l’autista del pulmino li porta fino a casa dei nonni o li lascia dai vicini. I vecchietti a sedere sulle panchine passano il tempo a chiacchierare e intanto buttano un occhio verso i bambini e i ragazzini che giocano ai giardinetti e gironzolano in bici mentre aspettano che i genitori tornino dal lavoro. Le chiavi dell’auto medica sono appese ad un gancio, sul muro esterno di quello che anni fa era il Pronto Soccorso, e stanno lì in bella vista, tanto si sa che nessuno le ruba.

Domani me ne vado su in UK, e so già che mi farà fatica tornare la prossima settimana in questo mio paesello che mi ha fatto soffrire tanto e che continua a regalarmi più dolori che gioie. Mi sembra però giusto ringraziarlo per questi momenti, quando mi ricorda che in fondo, in fondo in fondo, sono stata fortunata a nascere e crescere qua, sulle colline lungo le sponde del mio Rio Bo, che è in realtà l’Arno.

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18 thoughts on “Un paese da nulla, ma però…

  1. Sembra quasi troppo bello per essere vero. Dimmi che c’è almeno uno che vota Salvini 😛

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  2. Difficilmente mi capita di leggere dei post interessanti e che mi prendano fino all’ultima parola. Oddio, mi capita di avere quel paio di blog “buoni” di riferimento, certamente. Niente c’è al mondo di tassativo o tutto bianco o tutto nero.
    Tutta questa chiacchierata per sciorinarti uno”sporco” elogio, perchè hai scritto un pezzo da antologia (guarda che stasera ho bevuto non più di un bicchiere e mezzo di vino, e per giunta 10 gradi e mezzo di rosso).
    Tra l’altro, mi è perfino scappata una risata (non un sorriso, che un sorriso sta alla risata come un ruscello sta al mare!).
    Adesso, a parte la bravura della prosatrice, circa il contenuto di cotanta prova letteraria… è un angolo di mondo meraviglioso, ormai inimmaginabile. Capisco i tuoi fremiti, ma consentimi la sincerità: la colpa non è del paesello, è del tuo cuore pazzerello (apprezzata la rima?)
    Che il tuo angelo custode non ti perda di vista in UK! 🙂

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    • Che dire.. Sono onoratissima, tutti questi complimenti.. Grazie mille 🙂
      E hai ragione sul cuore pazzerello. Ogni paesino ha quei due o tre elementi che scappano nel mondo, che non si tengono e devono andare andare andare. Io sono una di quelli. Ho come sfondo del cellulare la foto della mia valle, ovunque vada ho Casa nel cuore, e dopo tutto questo mio peregrinare (che non accenna a darsi una fermata) so con certezza che non c’è posto al mondo più bello di Casa. A volte me lo devo solo ricordare..
      Grazie ancora per il tuo commento 🙂

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  3. Sai è proprio bello questo post. Mi piace. Io non vivo in un paesello ma questo tuo post mi ha ricordato tanto il paese dei miei nonni dove tutti si conoscono e se tu sei una diffidente e nevrotica estranea Romana a loro non interessa, ti salutano comunque e se possono ti riempiono di inviti e domande. Quei paesi in cui senti il calore della comunità e dello stare insieme,che Sì ha i suoi difetti ma alla fine sembra bello. Io in certi paesini dopo un po’ ci sto stretta perché sono abituata a tutt’altro tipo di vita però ammetto che osservo la vita di quei posti con un misto di amore ed odio, che in piccola ,piccolissima parte somiglia a quel che dici nel tuo post.
    Solo che io son turista e invece per te è casa 🙂
    Comunque,ripeto, è proprio bello ciò che hai scritto.

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    • Grazie mille! 🙂
      A tratti odio il mio paesino e i suoi abitanti, spesso mi rendo conto che in realtà però non ne posso fare a meno.. Una volta che abitavo in Australia, il figlio del macellaio mi mandò la foto delle salsicce appena appena fatte per la grigliata di carnevale. Amo l’Australia con tutto il cuore, mi ci trasferirei di nuovo oggi stesso, ma quel panino con la salsiccia alla brace merita due voli intercontinentali e 24h di aereo solo per tornare a casa e assaggiarlo 😉 mi piace vivere il giro per il mondo, è tipo un bisogno fisico, ma torno sempre nel mio paesello ad un certo punto eheh

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  4. La cosa che mi piace di quando leggo è avere la sensazione di essere, di esserci in ciò che sto leggendo. Bene, ci sei riuscita, in.ogni singolo passo ero lì a sentire l odore della lacca, poi vedere la gallina e il cane e il gatto, il cartello del bar…insomma brava!! Mi fai venire in.mente un Amico ormai trapiantato a Roma per lavoro da anni,mandato in giro per il mondo, con 2 lauree e vari master sul groppone, che appena può ritorna
    in un minuscolo paesino nelle Langhe, in Piemonte, da dove è scappato quando aveva 18 anni ma dove torna per ritrovarsi appena può. Buon viaggio!!

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  5. Hai scritto cose molto belle e mi hai trasmesso serenità. Io sebbene viva in una città abbastanza grande, ho vissuto queste esperienze del condominio dei miei genitori. è uno stabile abbastanza grande, saranno poco più di 100 famiglie e lì sono cresciuta, rimproverata dagli anziani quando facevamo troppo rumore in giardino, ricevuto i complimenti quando mi sono laureata, giocato con gli amici d’infanzia ecc. Si conoscono quasi tutti e ricorderò sempre due momenti del giorno del mio matrimonio:
    – la mattina mentre in tuta cercavo di ingannare l’attesa in cortile pulendo la mia macchina e tutti si avvicinavano a chiedermi come mai non ero in casa a prepararmi
    – il momento in cui sono scesa per andare in chiesa e tantissime persone erano alla finestra per salutarmi e farmi gli auguri.
    Come in tutte le cose, ci sono i pro e i contro…vicinanza e pettegolezzi 😉
    Buon viaggio!

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  6. Al di là del (bellissimo) contenuto, mi piace tanto come scrivi!

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  7. Io che in paese non ci sono nata, ma trasferita, soffoco un po’, ma capisco bene i lati positivi, specialmente per mia figlia. Questo racconto poi sa di buono

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  8. Che bello spaccato che hai descritto. Brava

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