Programmo la fuga

on my way to myself

Ma è il tuo naso che fa questa puzza?

18 commenti

Mi hanno imbucata ad una festa. Nel senso che non ho deciso io di imbucarmi.
È andata così.
DottAvvocata (la quale dopo aver fatto l’avvocato per un paio di anni ha ben deciso di prendersi anche una laurea in medicina, della serie, perché no) si trasferisce in Germania e vuole fare un aperitivo di “addio”. Accetto volentieri l’invito per salutarla, anche se mi dice che non conosco nessun altro invitato. In fondo vado lì per lei, pazienza, penso, prendiamola come un’occasione per migliorare le mie già nulle capacità di convenevoli con sconosciuti; diluvia, magari mi parlano del tempo, e anche sul tempo ho difficoltà, di sicuro è un buon esercizio di allenamento.
Appena salgo in macchina DottAvvocata mi fa “siamo solo noi tre”, e indica il ragazzo sconosciuto alla guida (che chiameremo Walter White Jr.), “e quindi cambio programma, andiamo a una festa!”.
Fantastico.
Un avvocato dello studio legale dove prima lavorava DottAvvocata è stato invitato da alcuni amici a questa festa, e lui, a sua volta, ha ben pensato di invitare anche noi. In sostanza mi ritrovo a una festa di amici di amici di amici.
Ottimo.

Scopro solo quando scendiamo di macchina che Walter White Jr. è nato con una paralisi cerebrale, e così, lui in stampelle e New Balance, io in scarpette da pioggia e golf da 4£, imbuchiamo questa festa di nobili fiorentini come accompagnatori ufficiali di DottAvvocata.

Scopro anche che: sono la più giovane (età media quarantacinque anni), sono l’unica senza una maschera di trucco (ma mi capita sempre, di solito nemmeno ci faccio caso), le mie scarpette impermeabili non sono per niente in tono con il vestiario generale (stile, ho incontrato Cavalli oggi pomeriggio in via Tornabuoni e mi ha prestato questa cosuccia), il proprietario di casa (ultra settantenne) non è l’organizzatore della festa ma ha semplicemente messo a disposizione la location ad un suo amico. Ergo sono imbucata a una festa a casa di amici di amici di amici di amici.
Sempre meglio.

Breve digressione sul proprietario di casa: tal signore, single perché probabilmente la ventenne (innamoratissima) che si portava a letto fino a pochi anni prima l’ha mollato quando anche il viagra ha smesso di funzionare, si è aggirato tipo zombie tutta la sera e ha parlato sì e no con tre persone, fino a che ad un certo punto si è messo ad aiutare i camerieri del catering a sparecchiare, un elegante invito a smammare perché è più di mezzanotte ed è stanco, la borsa dell’acqua calda e la pasticca per la prostata lo attendono.

Breve digressione sulla casa: in realtà castello sulle colline sopra Firenze, con l’intera città ai suoi piedi. Castello che necessita decisamente l’aiuto di un architetto o designer perché si vede che proprio non ci siamo, gli anni Settanta sono passati da un pezzo.. ma non importa, gli invitati si sentono vippppssss e non lo fanno per niente notare: che fico fare la festa al castello, guarda che location, una festa da paura, fammi fare ottomila selfie, guarda come sono in, Piazzale Michelangelo è per gli sfigati, hashtag moneymoneymoney.

Noto subito che la tacita competizione della serata è NoIlTaccoPiùAltoCeLHoIo, punti extra assegnati per tette finte, botulino, crema abbronzante.
Saranno un’ottantina di persone, me le squadro tutte, una a una, con molti scambio qualche parola prima di decidere che non sono degni della mia attenzione. Giusto una manciata di invitati ispira una qualche personalità, un pizzico di originalità, un accenno di cultura, la maggioranza è una massa di caproni col portafoglio, basta orecchiare le conversazioni, discorsi di gente che probabilmente non è mai andata a fare la spesa al supermercato.
Inutile dire che tutti gli sguardi erano posati su di me e su Walter White Jr., due mostriciattoli a disturbare l’esteriorità della serata.

Breve digressione sul mio passato: nonostante me ne vada in giro con le scarpette impermeabili, e nonostante nel solo 2015 abbia passato qualcosa come tre mesi per ostelli (perché ancora il mio stipendio è scarsino), ho una famiglia di tutto rispetto, e ho avuto la fortuna di avere un padre che mi ha cresciuto in hotel cinque stelle lusso, Relais&Châteaux e ristoranti Michelin (e no, non ho il padre medico). Se uno mi dice che guadagna uno sconfondo nemmeno batto ciglio, puoi essere una star o un politico e non mi interesserà minimamente, perché il babbo mi ha anche insegnato, oltre a dormire e mangiare bene, che quello che vedi fuori, diamanti e alta moda, non valgono niente senza una personalità dietro. Soprattutto mi ha insegnato che l’educazione è fondamentale, ma la rispettabilità è mutevole più del meteo e affonda le sue radici nell’ipocrisia delle parvenze sociali: se Armani deciderà mai di andare alla prima della Scala con jeans e felpa tutti saranno sicuramente impressionati, ancora una volta, dalle sue incredibili arte ed eleganza. Tutto ciò per dire che forse non mi presento molto bene, ma di certo non mi imbarazzo se indosso un golfino Primark in una sala piena di abiti fatti su misura. Anzi, è proprio in queste occasioni che do il “meglio” di me, è in queste occasioni che divento perfida e lascio la mia intelligenza massacrare la stupidità e l’ignoranza del mio interlocutore. Ho sempre l’umiltà di imparare dagli altri, a meno che gli altri non abbiano la presunzione di sapere più di me.

Quando la disoccupata ventiquattrenne, compagna (sicuramente innamoratissima) di AvvocatoSessantenne, scopre, dopo avermi trattata da pezzente per quasi dieci minuti, che sono medico, si sente a disagio, e impellente urge il bisogno di dirmi che a inizio novembre va alle Maldive, in questo supermegafighissimo hotel extralusso. Pensa di impressionarmi, l’illusa. Mi distrae con le sue tette finte (difficile trattenersi dal toccarle, la misteriosa consistenza attira di riflesso gli occhi e la mano), ma le spiego che spesso a novembre piove, alle Maldive, e comincio a snocciolare pregi e difetti delle isolette, comparandole con le decine di paradisi tropicali e barriere coralline da me visitate. Voto finale: belle ma c’è di meglio. Le rivelo anche che farebbe bene ad accertarsi che il barman dell’albergone sia straniero, dato che i maldivianidoc non possono bere né servire alcol. Si scola il bicchiere di vino, prende un altro calice pieno a metà e ci rovescia dentro un secondo calice. Non mi rivolge parola per il resto della serata. Mi scende una lacrima per il dispiacere, vorrei sul serio toccarle le tette.

Conosco un architetto veramente in gamba, un ufficiale militare simpaticissimo, una stilista antipatica ma interessante.

E infine arriva il turno di AvvocatoRaccomandato, giovane rampollo che prosegue la tradizione decennale di famiglia. Mano sul fuoco che si è laureato a forza di mazzette, il nonno avrà offerto la cena a tutti i Professori prima degli esami; ha la faccia di uno  che non sa chi gli rifà il letto, probabilmente crede esistano gli elfi. Sai senza nemmeno chiederglielo che il suo sogno segretissimo è andare a fare il tronista a Uomini e Donne, segretissimo perché gli hanno detto che non va bene dire che si guarda Canale5, non è abbastanza di sinistra. Ancor prima di cominciare la conversazione senti che sarà un idiota, ha quel non so che negli occhi, quell’espressione da “ah ma perché, per guadagnare bisogna lavorare?”. Conversazione così interessante, che ad un certo punto mi sento vibrare la tasca dei jeans “scusa, è l’ospedale.. devo rispondere”. Che nemmeno lavoro in ospedale ma fa fico ed è rispettabile.

Junior mi guarda disperato mentre tal signorona con modestissima collana da qualche decina di migliaia di euro gli chiede se la banca dove lavora è a norma per gli handicappati. Gli domando se è stanco, e sì, è così stanco che mi passa le chiavi della macchina, non ce la fa nemmeno a guidare. Un congedo rispettabilissimo, povero angelo, con quella brutta malattia che si ritrova, ha fatto anche troppo a prendere la patente. Un congedo così rispettabile che passiamo dal kebabbaro a prendere un paio di birre da bere sul Lungarno perché abbiamo bisogno di una boccata d’aria dopo tutta quella puzza sotto il naso.

Annunci

18 thoughts on “Ma è il tuo naso che fa questa puzza?

  1. Ottimi spunti di riflessione su alcune mode che non passeranno mai. Meglio essere ricchi dentro che fuori.

    Liked by 1 persona

  2. Io me ne sarei andata subito a bere la birra

    Liked by 1 persona

  3. Top! Grandissima descrizione…come ti capisco… quando mi capitano quelle occasioni mi diverto uno stramondo a fare il buzzurro provocatore davanti a cotanta miseria (mentale).
    E’ un sottile piacere, una goduria che quella gente non potrà mai comprendere, quella che una persona con anima e cervello possa preferire un kebabbaro vero a tanti manichini finti… 😉

    Liked by 1 persona

  4. Ho appena scoperto un bellissimo blog! Un post favoloso, anche se raccontasse cose vere.

    Liked by 1 persona

  5. Vedo che fra te e me frequentiamo feste veramente edificanti…meh!
    😉

    Liked by 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...