Programmo la fuga

on my way to myself

Prendi e vai

2 commenti

Nel giardino accanto alla scuola, appesa dietro un cespuglio, c’è una busta della spesa. Ma non è una busta della spesa qualsiasi.
Innanzitutto sembra rigida, così rigida che diresti quasi sia una scultura, e poi si vede che è lì da un sacco di tempo, sporca com’è di terra e fango. Nessuno sa come sia arrivata, se qualche irresponsabile l’ha lasciata come un rifiuto in mezzo all’erba, o se il vento l’ha fatta volare per un po’ fino a farla rimanere impigliata in quel cespuglio.
Quando ti avvicini per osservarla meglio, si nota che c’è una specie di scontrino spillato, giallognolo e sbiadito dalle intemperie. Guardando bene però, si riesce ancora a leggere cosa c’è scritto

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Biglietto a/r
Destinazione Mondo Immaginario -1€
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I bambini hanno scoperto l’esistenza della busta della spesa già da qualche giorno ormai, ma nessuno ha ancora avuto il coraggio di guardare cosa c’è dentro. In fondo non è niente di così spaventoso, ma ogni volta che qualcuno prende coraggio e fa per afferrare i manici di plastica, non si sa bene come, ritira subito la mano. C’è chi ha detto che è troppo sporca “Che schifo, non la voglio toccare”, altri, più onesti, hanno detto che gli è presa proprio paura, come quando guardi un film con i mostri.
Finalmente, un pomeriggio un po’ grigio, con le nuvole che minacciano pioggia, c’è una decisione unanime: è giunto il momento di scoprire cosa la misteriosa busta della spesa contiene, basta fare i fifoni.
I bambini fanno la conta, e tocca ad Andrea. Ci può riuscire, tutti stanno facendo il tifo per lui, ci riuscirà.
Deglutisce, fa un bel respiro, prende coraggio e allunga la mano verso la busta della spesa. Trema un po’ ma non importa. Si ferma a qualche centimetro dallo scontrino, aspetta qualche secondo, e poi, come un fulmine, afferra la busta e se la piazza sotto il naso. Andrea ha le palpebre chiuse con forza, trattiene il respiro, “O la va o la spacca” pensa, ed apre gli occhi.
Vede palloni di calcio sparati da un cannone, un cowboy che prepara una torta, una tuta da astronauta appesa all’armadio di sua zia, fiori che ballano, un ragazzo che scende con lo slittino lungo una palma innevata.
Tira su la testa, tutti gli chiedono “Allora? allora? che c’è? che hai visto? è vuota?” ma non sa che dire, rimane in silenzio.
Alessia si spazientisce e gli strappa la busta della spesa dalle mani, la guarda da lontano e poi, piano piano, la avvicina al viso.
Vede un pony che fa i compiti, una medusa che manda bolle d’aria sulla superficie dell’acqua, una cintura nera di karate che rincorre un coniglio arancione, due stelle che litigano, un serpente con gli occhiali.
Alla vista del serpente Alessia lancia un grido e corre piangendo verso le altalene.
La busta rimane a terra.
I bambini si scrutano a vicenda, nessuno sa che dire, nessuno vuole fare una mossa sbagliata. Andrea ha ancora la faccia dubbiosa, come di chi non riesce a capire le divisioni con il resto. Samuele raccoglie la busta della spesa, la apre, e la infila in testa a Niccolò.
Vede un trattore che vola, una ballerina che fa fotografie ad un elefante, una fisarmonica che beve un bicchiere di latte, un puzzle che si tuffa in una piscina di colla, una suora che pilota un aereo.
Niccolò si sta dimenando tutto mentre cerca di togliersi la busta della spesa dalla testa. Valentina decide di aiutarlo e si ritrova così con l’oggetto misterioso in mano, ma non lo vuole tenere, non si fida, e così lo lancia via.
Ma una busta della spesa, si sa, è leggera. Viene gonfiata tutta dal vento, rimane in aria qualche secondo fluttuando avanti e indietro e ancora indietro, fino a che atterra ai piedi di Gianluca. Lui nemmeno ci pensa a toccarla, ma abbassando lo sguardo riesce a scorgerne l’interno.
Vede un libro con la barba, un salvadanaio che fa le smorfie alla specchio, un castello di sabbia che mangia il gelato, una ragazza che dorme su un’amaca dentro una banca, una rosa che punge una rondine.

Proprio in quel momento si avvicina Bobo, il barbone del paese. Sta cominciando a piovere, già si sentono le gocce.
Bobo guarda Gianluca “Dimmi un po’ nanetto, ti serve per caso quella?” gli chiede. Gianluca scuote lentamente la testa. Bobo, allora, raccoglie la busta della spesa, le dà una bella scossa tenendola per i manici, e poi un’altra scossa ancora. Polvere e fango secco cadono a terra, la busta non è più rigida come era prima.
Gocce sempre più grandi cadono dal cielo grigio. Bobo si dirige verso la tettoia dell’ufficio postale, trascina il suo fagotto di stracci, si mette la busta della spesa a mo’ di cappello.
Sente un quartetto di violini, un leone che ruggisce, l’eco dello sbuffo di un treno a vapore, le risate al cinema, una filastrocca in francese, una chitarra davanti al falò nel chiaro di luna.
Bobo comincia a cantare sotto la pioggia, balla al suono di un ritmo che nessun altro sente.

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2 thoughts on “Prendi e vai

  1. Complimenti per lo stile, godibilissimo, e per la fantasia! Mi chiedo cosa avrei visto io in quella busta…

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