Programmo la fuga

on my way to myself

Il mondo di Sofia

8 commenti

Voglio ringraziare i miei lettori, chi lascia like, chi lascia commenti, chi non lascia niente ma legge semplicemente.
Questo mio secondo blog è nato nell’anonimato per riflettere, pensare, confrontarsi, finalmente libera da quell’immagine che mi era stata costruita addosso e che non è la mia. È nato come spazio per continuare a conoscermi e capirmi, nell’unico modo in cui sono capace, scrivendo. Scrivendo a volte cose senza significato, storielle allegre o tristi, pensieri banali o sofferti.
Sono stata anni senza scrivere, forse gli anni più privi di senso della mia vita, e solo il fatto di esser qua a raccontare quel che mi passa per la testa mi fa star meglio, mi far star bene. Quindi grazie.

“Rispondo” (diciamo così) con un post, ai commenti lasciati da Pendolante e gigifaggella al mio precedente articolo di oggi.
Per prima cosa grazie per i vostri commenti, ma grazie soprattutto perché mi avete fatto molto riflettere. Ho passato qualche ora a pensare e a leggere di filosofia, non lo facevo da tantissimo tempo e mi mancava. Per favore, non spaventatevi di questo post/risposta, pensa e pensa e pensa probabilmente ho un attimo perso la strada e sono finita a pensare a tutt’altro. Mi piacerebbe però condividere queste mie riflessioni pomeridiane, e siccome ne siete stati gli artefici ve ne volevo rendere pubblicamente credito.

la giustizia è, in senso assoluto e per sua stessa definizione, non soggettiva, poiché, in quanto qualità morale, è universale.

l’interpretazione (quindi il “questo per me è giusto”) e l’attuazione pratica (la giustizia giuridica o sociale o distributiva ecc), che ogni cultura o società dà alla giustizia, sono invece modificabili nel tempo e nelle circostanze (quindi sì, relative), perché altrimenti si rischierebbe di cadere nel summum ius summa inuria, e ciò non va bene, poiché è, ironicamente, ingiusto.
in altre parole, è piuttosto intuitivo che il giusto dovrebbe essere legale, ma il legale non sempre è giusto.

è convinzione generale che il relativismo sia la negazione dell’esistenza di un’unica verità o principio universali, ma non è solo questo, sostiene anche l’esistenza della molteplicità della verità assoluta, il che può suonare come una contraddizione ma non lo è.
nel primo caso infatti, se non esistono verità universali (quindi nemmeno una morale naturale universale), uccidere i propri figli è giusto, seviziare i negri è giusto, stuprare le donne è giusto, i nazisti hanno giustamente sterminato gli ebrei.
in ogni tempo, in ogni cultura, in ogni opinione, c’è la convinzione di fare la cosa giusta, e coloro che si oppongono sono nel torto e ingiusti.
nel secondo caso, invece, si sostiene che verità o principi assoluti esistono sotto molteplici forme (l’attuazione pratica di cui sopra), ma non per questo perdono la loro universalità: uccidere per difesa personale, per esempio, può essere considerato giusto, ma uccidere rimane comunque non giusto.

se io, per sentimento od opinione, considero una cosa giusta, non significa necessariamente che lo sia. se il mio giusto non riconosce o accetta il tuo giusto, e viceversa per diretta conseguenza, siamo entrambi ingiusti, e infatti la giustizia è quell’equilibrio naturale e innato che ci trattiene, appunto, dallo sgozzarci a vicenda.

e quindi sì, esiste un giusto indiscutibile, e sì, esiste un giusto per tutti.

è un po’ come per i diritti umani. il fatto che ai tempi degli egizi la schiavitù fosse legale (e per sua estensione, giusta secondo i faraoni) non significa che gli schiavi non avessero il diritto naturale di essere liberi.
e così per tutti gli altri diritti: sono sempre esistiti in tutti i tempi e in tutti i luoghi, in ogni cultura e società, semplicemente per il fatto che li possediamo in quanto esseri umani con una natura morale.
ci sono solo stati diversi momenti nel corso della storia in cui è stata presa consapevolezza, da parte di una società (non necessariamente tutte le società) dell’esistenza di tali diritti.
ci sono purtroppo nel mondo ancora diritti da garantire, perché ancora non legali o riconosciuti, ma non per questo non giusti.

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8 thoughts on “Il mondo di Sofia

  1. La filosofia mi lascia spesso arricchito e con qualche risposta in più sul mondo e sulle cose. E sono d’accordo, esiste un giusto per tutti e un giusto indiscutibile… Ma allora perché, se i diritti sono giusti e quindi per questo da garantire a prescindere, c’è ancora tanto troppo lavoro da fare al riguardo?
    Faccio un sorriso triste e mi dico che forse c’è ancora tanta gente che ha studiato poca filosofia ed ha l’insufficienza in empatia e humanitas. 😉

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  2. mi piace l’idea di un secondo blog in anonimato, avevo avuto anche io la stessa idea come avevo scritto in un mio post Va’…laGina,solitaria . Buona giornata!

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  3. Intanto ti ringrazio perché aver mosso una riflessione con un commento è gratificante e visto la qualità della tua riflessione lo è ancora di più. Il giusto sociale, relativo al tempo e al luogo che abitiamo, è quello che colpisce le nostre vite. Colpisce il suo negativo, ovviamente, perché nessuno soffre se trattato “giustamente”. Il mio problema sta nel comprendere i motivi che muovono gli ingiusti, ossia non giustificarli, ma capirne le origini storiche e sociali. È un problema perché vorrei solo condannarli, ma allora diventerei come loro. Così mi ostino a voler spiegare ragioni, ma è forse è solo presunzione.

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    • hai ragione, condannare non va bene. ma credo anche che a volte cercar ragioni sia un po’ una causa persa in partenza. ci sono situazioni in cui le ragioni dell’altro sono più che altro una difesa spietata della propria opinione invece che una spiegazione logica, e non c’è niente da capire, non rimane che condannare senza pietà. avere la voglia di continuare a instaurare un dialogo con l’ingiusto non è altro che da ammirare, quindi se ti ostini, tanto di cappello, a me è capitato di rinunciare in alcune occasioni.

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