Programmo la fuga

on my way to myself

Coming out #2

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La scorsa settimana è stato il compleanno della mia carissima amica Joey. Mi sono ritrovata sabato sera alla sua “festa”, che in realtà è stato un tranquillissimo aperitivo. Fra pochi giorni Joey diventa Dottoressa e ha la tesi, i pazienti, la professoressa col fiato sul collo, è stressata, mi chiama e piange al telefono, non dorme, mi è dimagrita qualcosa come sei chili, uno per ogni anno trascorso con il fidanzato che l’ha mollata di punto in bianco poco tempo fa. Per far capire l’andazzo, il regalo è stato un massaggio rilassante. Invecchiamo inesorabilmente.
E insomma, c’aveva da andare a letto presto, la revisione della tesi incombe, un aperitivo veloce giusto per dire che era il suo compleanno e poi a nanna.
Arrivo al locale e ci trovo S con tutta la sua schiera di amici, quelli che vivono nella terra di mezzo o che so io.
Per rimanere in tema “Tutti si ricordano di me“, mi presento a tale fanciulla, simpatica giocatrice di rugby ben piantata, stretta di mano possente e risata contagiosa, convinta che fosse la prima volta che ci incontravamo. Ma ovviamente ci eravamo già conosciute.. alla laurea di S, qualcosa come un anno e mezzo fa, per forse tre ore. Mi ha fatto pensare a quando, a Tokyo, un’amica svizzera del mio vicino di casa mi disse “No, ma ci siamo conosciute quando sono venuta in Italia cinque anni fa, ti abbiamo trovato per caso per strada, abbiamo parlato qualche minuto”. Giusto per ribadire quanto frequentemente mi capiti questa cosa, ecco. E giuro che non ho i capelli evidenziatore!

Ad un certo punto della serata, la rugbista se ne viene fuori con questo video di giocatori mezzi nudi, tutti muscolosi e aitanti. Gridolini di giubilo e ommioddio da parte delle donzelle, commenti come “si vede lontano un miglio che sono pompati” da parte dei ragazzuoli, “pompati sopra e spompati sotto”, le solite cose. Il cellulare con il video fa il giro del tavolo ed arriva anche nelle mie mani. Il mio sguardo di indifferenza credo sia stato storico. Solo quando uno degli elfi (o forse fa il nano, non saprei) googola le foto di Angelina Jolie gridando “ora si ragiona vedi”, mi sono un attimo ravvivata.

Mi è tornato alla mente, con un certo magone tra l’altro, quel sabato sera di tanti anni fa. Sarò stata, credo, in prima o seconda media, ed eravamo, guarda caso, proprio ad un compleanno, nella tristissima pizzeria del paesello, quella che ha ancora, da secoli immemori, le stesse tendine gialle di unto, la solita partita di calcio sullo schermo del televisorino appeso alla parete sopra i tavoli, l’immodificabile menu con ditate di grasso, per dessert ignoranza.
Argomento hot della serata: Baywatch.

proprio adesso, mentre scrivo, mi è venuto da sorridere, ma uno di quei sorrisi tristi, presente? ho un attimo il cuore in gola, deglutisco e lo ributto giù

Popolazione maschile goliardicamente indecisa tra la bionda super Pamelona, e la morettina Caroline Holden; popolazione femminile che si stava per accapigliare nella difficoltosa scelta del più figaccione. Io, come al solito, in silenzio. Poi chiedono la mia opinione e il mio cervello entra nel panico. Non potevo certo dire “una delle sorelle Holden, scegliete voi, mi vanno bene entrambe”, rischiavo di essere cacciata dalla pizzeria del paesello, a quei tempi meglio lebbrosa che lella. Me ne uscii con un balbettassimo e sussurrato “Mitch……?”. Era chiaro che non sapevo di cosa stessi parlando, risposta sbagliatissima, meeeeeeee, lampeggiante rosso sopra la testa, eliminata, aprite la botola!

Fui derisa per il resto della serata, anche fuori, nel parcheggio, mentre aspettavamo che i genitori ci venissero a riprendere. Eppure io ce l’avevo la risposta giusta! Era Caroline, dannazione, era giusta, la sapevo! Ma se davo la risposta giusta, sarebbe diventava comunque sbagliata, mi avrebbero preso in giro ugualmente. E allora com’è la questione qua? Esiste un giusto che è giusto per tutti, o c’è un giusto che è giusto solo per alcuni e sbagliato per gli altri? Un paio di anni più tardi lessi La fattoria degli animali, e tutto fu più chiaro.

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12 thoughts on “Coming out #2

  1. Mi viene da dire che non esiste un giusto per tutti, solo il giusto per come la pensi tu…e questo basta perché una cosa sia giusta…a meno che tu non sia Jack lo squartatore, naturalmente… 🙂

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  2. Diciamo che per alcuni esiste “il giusto” indiscutibile. Per altri esiste il giusto relativo. Ecco, io lascerei perdere i primi, con tutte le giustificazioni del caso tendono a interessarmi poco… Ma ti complicano orrendamente la vita. E attenzione, perché della prima categoria non fanno parte solo etero.

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  3. Pingback: Il mondo di Sofia | Programmo la fuga

  4. Io sono etero, ma fra Mitch e Caroline sceglierei Caroline mille volte. Quella volta hai proprio cannato 😀

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  5. Ti capisco alla perfezione.
    Io al liceo mi sono ritrovata a provare dei sentimenti molto forti per una ragazza, ho passato gli anni peggiori della mia vita grazie ai miei compagni (puoi immaginare…). Siamo anche state insieme per un po’ poi abbiamo preso strade diverse. Ora sono con un uomo che amo…ma credo che l’essenza di tutto non sia tanto nel dover sempre “etichettare” ciò che siamo, anzi, etichettare è davvero molto limitante perché se devo definirmi con una parola può essere che chi ho davanti non riesca mai a capire chi sono realmente. Posso provare sentimenti d’affetto per un uomo o una donna senza per forza dovermi definire? Siamo persone, cavolo, non parole. Io spesso mi sento così assurda, folle, fuori dalle righe… che mi deprimo se penso di dovermi inscatolare in una “definizione”.

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    • credo sia abbastanza intuitivo e razionale etichettare, ci serve per interagire con il mondo e la maggior parte delle persone che ci circondano, è un modo come un altro per “appartenere” e sentirsi inclusi (l’esclusione è l’altra triste faccia della medaglia). paradossalmente però, riusciamo a instaurare relazioni forti e autentiche solo con coloro che non ci etichettano..

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  6. Accidenti, non ho mai visto baywatch. Il mascellone mi stava sulle palle già al tempo di supercar e non ho mai voluto guardarlo. Col senno di poi, avrei potuto scoprire che tu e io, magari avremmo avuto gli stessi gusti 🙂

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