Programmo la fuga

on my way to myself

Non devi essere in nessun altro modo se non così come sei

6 commenti

Ho un cugino con la sindrome di Tourette e un altro con la sindrome di Asperger. Mi hanno sempre detto che mio nonno materno era un po’ strano. In effetti me lo ricordo con qualche stranezza, ma era il nonno, ogni difetto passa in secondo piano con i nonni.

CuginoTourette, amichevolmente detto Cargo, abita in California, non mi sono mai preoccupata molto dei suoi tic e delle sue imprecazioni. Quando ci vedevamo da piccoli, per me non c’erano particolari problemi, era Cargo, imprecava e aveva assurdi tic, tutto qua. Crescendo mi sono resa conto delle sue difficoltà, del fatto che i coetanei lo prendevano in giro, mi sono resa conto che soffriva e che lottava, con la società e con la parte di se stesso che odiava, la parte malata. Voglio molto bene a Cargo, andiamo d’accordo. Ogni volta che vado in California finisco col passare un sacco di tempo con lui. Abbiamo la stessa età e questo aiuta, ma vedo che lui è molto contento di scarrozzarmi in giro, è molto orgoglioso di farmi vedere dove lavora e cosa fa, è sempre entusiasta nel farmi conoscere le piccole cose della sua vita, perché sa che lo ascolterò attentamente e sarò felice per lui, per tutte le conquiste che è riuscito ad ottenere, alla faccia di quella malattia che odiava e forse odia ancora un pochino. Sa che può sfrecciare sulla 1 con la decappottabile e fermarsi all’improvviso perché vuole fare una foto ai fiori, sa che posso fargli compagnia per ore, in silenzio, su una scogliera a precipizio, bevendo birra e guardando i surfisti al tramonto, sa che con me non deve giustificarsi, può essere se stesso senza domande, può parlare delle sue ossessioni e continuare a ripetere le stesse cose decine di volte, continuerò ad ascoltarlo perché è mio cugino Cargo e me lo tengo per come è, con i suoi tic e le sue imprecazioni, con le sue manie e le sue ansie.

CuginoAsperger invece, amichevolmente detto Nandino, è nato quando avevo diciotto anni e abita a un paio di ore di distanza. Quando aveva poco più di un anno ho detto a mia zia che era il caso di portarlo dal neuropsichiatra, già notavo che qualcosa non andava, occhio clinico, familiarità, chissà. Solo anni dopo è stato diagnosticato, e tutt’ora i suoi genitori fanno fatica ad accettarlo, tutti i parenti non sanno bene come prenderlo Nandino, è strano, è diverso, non sanno come rapportarsi a lui, si preoccupano perché non sanno come affrontare il fatto che Nandino non rientra in nessuna categoria sociale a loro familiare, non sanno collocarlo, è un dilemma, è un cubo di Rubik. E io invece lo adoro proprio per questo, lo adoro per la sua diversità e per il suo non collocamento, lo adoro per come osserva il mondo e per come lo percepisce, lo adoro esattamente così com’è, sputato. Se non avesse l’Asperger non sarebbe Nandino, e non riesco nemmeno a concepirlo un Nandino senza Aperger, non sarebbe lui, non doveva venire in nessun altro modo se non così come è venuto. Tutti gli vogliono un mondo di bene, ci mancherebbe, credo sia il preferito in famiglia da molti, ma viene quasi sempre fuori il pensiero e poi il commento “se fosse stato normale”, e io mi sento a disagio perché non riesco ad avere un pensiero del genere.
Nandino mi ha riservato due abbracci spontanei nei suoi otto anni di vita, l’ultima volta che è stato in macchina con me ho guidato per tre ore e non ci siamo detti nemmeno una parola, ogni tanto è difficile da gestire, con quella sua testolina che va a mille all’ora, con la sua conoscenza della matematica a livelli universitari anche se non fa ancora la terza elementare, con quella sua espressione assente che chissà dov’è e a cosa pensa. Non mi faccio domande sulla sua diversità, non lo voglio cambiare, di sicuro non lo voglio aggiustare, cerco per come posso di dargli alcuni strumenti per affrontare questo mondo da diversi.

Perché in fondo, parliamoci chiaro, non è che io sia poi proprio normale normale. Qualche gene del nonno è arrivato anche a me, e nonostante non rientri in nessun quadro diagnostico (almeno credo), ho le mie difficoltà nell’affrontare gli altri e il mondo. Circa il 60% (test alla mano) della mia personalità e dei miei comportamenti possono essere considerati consistenti con un atteggiamento autistico. Il che è un’enormità. Mi sono sempre considerata diversa, lo sono oggettivamente sempre stata, e nonostante i costanti dispiaceri che mi sono sorbita crescendo, nonostante la sofferenza patita per essere me stessa, mi sono andata bene così, mi sono presa con le mie diversità e me le sono tenute, perché non vorrei essere in nessun altro modo, o non sarei io. Mi chiedo spesso come mai le persone pretendono che uno sia diverso da quello che è, ma in cambio si aspettano di essere prese per come sono. Non è che mi torni molto questa cosa.

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6 thoughts on “Non devi essere in nessun altro modo se non così come sei

  1. Che bell’interrogativo…

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  2. Bellissimo post. Complimenti.

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  3. Bellissimo post e bella persona.

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