Programmo la fuga

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Dormire in aereo

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Ci sono persone che riescono ad addormentarsi praticamente ovunque. Io non sono una di quelle persone. Può essere macchina, treno, autobus, aereo, riesco ad addormentarmi solo se sono sveglia da tipo 24 ore e sono completamente distrutta. A quel punto però qualsiasi giaciglio o sedia o pavimento va bene per dormire. Quando sei su un volo intercontinentale ad un certo punto spengono le luci, abbassano i pannelli dei finestrini, ti danno addirittura una coperta, la benda per gli occhi e i tappi per le orecchie, invitandoti in ogni modo possibile a dormire, sia per aiutarti con il jet lag una volta arrivato sia per farti semplicemente passare un po’ di tempo. Io rimango sveglia. Dopo numerosi viaggi ho realizzato che le persone che dormono (o non dormono) in aereo rientrano più o meno tutte in categorie ben precise.

Il pendolo: colui che si addormenta con la testa penzoloni in avanti o di lato, rimane in equilibrio per una trentina di secondi e poi inevitabilmente si risveglia con un soprassalto riportando la testa in posizione eretta. Per tornare poi subito dopo a penzolare.

Il conquistatore: colui che appena si chiudono i portelloni dell’aereo, ancor prima del decollo, si appropria di una fila intera di sedili miracolosamente rimasti vuoti. Si distenderà comodamente per le prossime dieci ore di volo e tutti i vicini lo odieranno.

Il sottocoperta: non lo vedi, non si muove, non lo senti, non sai se è uomo o donna. Riesci solo a vedere una coperta stesa da fin sopra la testa alla punta dei piedi, a volte è addirittura una tenda fra la testata del sedile e quella di fronte. Come vicino di viaggio è perfetto. A meno che tu non lo debba svegliare perché vuoi passare per andare in bagno. Non ti farà sentire in colpa perché lo hai svegliato, ma ti farà sentire una merda mentre sarà impegnato nei successivi trentacinque minuti a ricostruire la sua coperta-fortezza.

Il bestemmiatore: ossia quel povero sfigato che non riesce a trovare una posizione comoda. Si scuote, si smuove tutto sul sedile, si appoggia a destra, a sinistra, appoggia la testa sul tavolino, no sul sedile di fronte, forse è meglio tenere la testa fra le mani, tiene le gambe distese, poi le incrocia, poi mette un piede sotto il sedere, poi appoggia le ginocchia allo schienale di fronte, mette un piede nel corridoio, no forse no… e insomma bestemmia, lo vedi dalla faccia, borbotta.

Il cinefilo: che si guarda quei diciotto film di fila senza mai chiudere occhio.

L’orientale: solo gli orientali sono in grado di addormentarsi perfettamente seduti nei loro centimetri cubi e rimanere nella stessa posizione, immobili, per tutta la durata del volo.

L’intellettuale: legge. Sempre. A volte anche mentre mangia. E tiene inevitabilmente la luce accesa. Se poi è un intellettuale con giornale è ancora peggio perché non solo la luce ti darà fastidio se cerchi di dormire, ma le enormi pagine occuperanno senza dubbio metà del tuo già ristretto spazio vitale.

L’affettuoso: quel completo sconosciuto che ti ritrovi addosso a peso morto perché mentre dormiva è scivolato verso di te, ti ha trovato comodo ed è rimasto lì. Semplicemente non hai il cuore di svegliarlo a meno che non puzzi, o non russi, o non sbavi. Te lo tieni tipo peluche e poi magari ci fai anche amicizia quando, una volta sveglio, ti chiederà imbarazzato scusa per circa settantaquattro volte.

La contorsionista: generalmente una giovane donna, la vedi assumere le più assurde e incredibili posizioni, cose che non pensavi un essere umano sarebbe stato in grado di fare.

Il loquace: parla. O meglio, ti parla. Lo riconosci subito: appena ti siedi, ti parla. Allora sorridi e con discrezione tiri fuori le cuffie, lentamente. Continui a sorridere e poi ti addormenti, all’improvviso, un narcolettico. Ma fai solo finta.

Il camminatore: lo vedi passare una volta e pensi che vada in bagno. Dopo dieci minuti lo vedi ripassare. E poi ancora e ancora e ancora. Si spara quei sette o otto chilometri di passeggiata in aereo.

L’egoista: per definizione, si distende. Lo schienale del sedile è reclinato al massimo. Lui è comodo e tranquillo, dorme e si rilassa. Tu dietro lo vorresti strozzare e ogni tanto spingi con le ginocchia il sedile di fronte per cercare di far capire al tizio che magari potrebbe lasciarti quei tre centimetri di aria in più, ma niente, imperterrito, lui si distende.

Il businessman: computer munito, scrive, scrive, compila tabelle, prepara power point, scrive. Perché deve per forza farlo in aereo. Non può aspettare di avere un tavolo o essere seduto da qualche parte dove effettivamente ci sia lo spazio per tenere un computer aperto. No, deve lavorare. Ora. Il tempo è denaro. E tu finisci a fissare lo schermo del computer e a farti i fatti suoi. Magari non te ne frega niente di niente, non sei un impiccione di natura, ma è inevitabile, quando qualcuno accanto a te apre un computer non puoi non guardare lo schermo.

Il bambino: ovvero, la pace dei sensi. Li vedi belli tranquilli, angelici, distesi, che occupano per lo meno due sedili e mezzo, abbarbicati sui genitori, i quali rimangono fermi immobili per ore intere, terrorizzati di svegliare i pargoli se solo fanno un respiro più profondo.

Il genitore: una statua, con le occhiaie fin sotto il mento.

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